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Blackburn B.103 Buccaneer
Blackburn B.103 Buccaneer 

Informazioni

Scheda tecnica

Fotografie

Il Blackburn Buccaneer è stato uno dei primi aeroplani progettati per l’interdizione a bassa quota quando nel 1952 vi furono richieste da parte dell’ammiraglio britannico per un tale aeroplano che nel 1953 si trasformò nel requisito NAST No.39 (Naval Air Staff Target) che richiedeva un bimotore biposto altamente subsonico in grado di attaccare navi, flotte e porti a bassissima quota con l’uso di bombe atomiche tattiche. Da tale requisito si ebbe la specifica M.148T alla quale risposero una dozzina di industrie britanniche tra le quali capeggio nel 1955 la Blackburn col suo progetto B.103. Il nuovo aeroplano, indicato anche come NA.39 (Naval Attack 39) e come YB.3, nasceva con l’intenzione di montare due turboreattori Sapphire poi sostituiti dai più piccoli deHavilland Gyron Junior dai quali si spillava anche l’aria per la soffiatura dello strato limite sul bordo d’attacco alare e sulle superfici di controllo riducendo così di 31 km/h la velocità di appontaggio. L’avionica si basava su un radar Blue Parrot e su un sistema di navigazione a bassissima quota in modo da renderlo in grado di effettuare attacchi a navi e infrastrutture seguendo il profilo del terreno. Del nuovo aeroplano la Fleet Air Arm ordinò inizialmente 20 esemplari di preserie, il primo dei quali effettuò il primo volo il 30 aprile 1958 con due motori Gyron Junior DGJ.1 da 3175 kg/spinta ed il 19 gennaio successivo il settimo esemplare effettuò il primo appontaggio sulla HMS Victorius. Nel settembre 1959 la Royal Navy decise di ordinare 50 esemplari, poi divenuti 40, di una prima versione di serie NA.39 S Mk.1 prevedendo già di sviluppare una versione migliorata S Mk.2. il 26 agosto 1960 l’NA.39 divenne ufficiamene Buccaneer (bucaniere) quando fu consegnato ufficialmente alla Fleet Air Arm. Nel 1961 venne istituito lo Z Flight, parte del No.700 Squadron, per le prove in volo a partire dal 3 agosto quando furono consegnati i primi 5 esemplari di serie operando fino al 1963 a prove terminate.
La versione di serie S Mk.1 montava due turboreattore Gyron Junior DGJ.2 Mk.101 da 3220 kg/spinta ma la Royal Navy aveva già deciso di rimotorizzarli con i turboreattori a doppio flusso Rolls-Royce Rb.168 Spey in modo da raddoppiare il raggio d’azione. Nel 1962 fu anche firmato il contratto per la produzione di 100 esemplari della versione S Mk.2, standard al quale nel maggio 1963 venne trasformato uno dei primi esemplari operativi in qualità di prototipo.
La nuova versione, definitiva, era dotata di motori Rb.168-1A Spey RSp.2 Mk.101 da 5035 kg/spinta al decollo che richiedevano anche prese d’aria di apertura maggiore e superficie alare leggermente maggiorata. Il combustibile interno ammonta a 9024 litri, di cui 1932 nel portellone rotante della stiva introdotto con l’S Mk.2A (degli S Mk.2 della Royal Navy trasferiti alla RAF), più un serbatoio supplementare da 2000 litri sul lato interno del portellone stesso della stiva che però non consentiva la presenza di armi al suo interno. Esternamente si potevano montare due serbatoi subalari da 1136 o 1955 litri. L’S Mk.2A può anche fungere da aerocisterna con una capacità totale di combustibile di 12797 litri e può rifornirsi in volo mediante una sonda che a terra può anche essere smontata nel caso non se ne preveda l’uso.
La cellula è interamente in lega leggera d’alluminio e progettata in modo da rispettare la “regola delle aeree o delle sezioni” e ridurre i problemi che si incontrano a velocità altamente subsoniche. L’ala, in posizione media, ha una freccia composita che passa dai 40° alla radice a 38°36’ a 25% della corda, a 30°12’ nel tratto esterno ed ha incidenza di 2°30’ mentre il diedro è nullo. Le semiali sono ripiegabili per l’impiego imbarcato e le superfici di controllo sono costituite da due alettoni che possono anche funzionare insieme agli ipersostentatori.
I piani di coda sono a T, con timone convenzionale mentre il piano orizzontale è interamente mobile e dotato di “trim flaps” utilizzabili solo quando anche gli ipersostentatori sono in posizione “flaps
“. Il cono di coda, che segue anch’esso la regola delle aree per ridurre la resistenza, può aprirsi sul piano orizzontale e fungere da aerofreno a doppio petalo, caratteristico del Buccaneer. Le superfici aerodinamiche sono dotate di supercircolazione dello strato limite e ciò funge anche da antighiaccio.
Il carrello è triciclo convenzionale con la gamba anteriore, monoruota, che rientra nella fusoliera mentre le gambe principali rientrano nelle gondole dei motori. Per l’uso sulle portaerei è presente un gancio d’arresto.
L’avionica come già detto si basa sul radar d’attacco Ferranti Blue Parrot, sul sistema di navigazione con radar Doppler e allarme altimetrico, HUD, sistemi di comunicazione HF e UFH/VHF, sistema d’allarme radar ARI.18228 mentre per la guerra elettronica sono disponibili pod AN/ALQ-101(V)-10. Con la versione S Mk.2B, 49 esemplari di nuova produzione per la RAF, fu introdotto il sistema di guida televisiva per i missili Martel mentre il resto era identico all’S Mk.1A.
Per l’armamento è stata concepita una stiva ventrale in grado di contenere quattro bombe Mk.10 o simili da 450 kg e 1932 litri di combustibile nel suo spessore. Sotto ogni seminala sono disponibili due piloni subalari con portata di 1360 kg ciascuno e quindi la possibilità di montare un totale di quattro bombe Mk.10 o Mk.N1 da 450 kg oppure otto bombe da 225 kg. Accettando delle limitazioni all’inviluppo di volo, ogni pilone subalari può essere dotato di agganci tripli o sestupli per una portata massima nominale di 1350 kg a pilone. L’armamento col tempo è stato aggiornato ed ai lanciarazzi a 18 colpi da 68 mm si sono aggiunti i missili AIM-9L Sidewinder per autodifesa (un solo esemplare), i missili antinave Martel (tre esemplari più il sistema di guida) e Sea Eagle, bombe a submunizioni BL-755 e bombe a guida laser Paveway.
La versione S Mk.2C corrisponde agli ultimi esemplari di S Mk.2 in servizio alla FAA e poi trasferiti alla RAF mentre la S Mk.2D sono questi esemplari aggiornati per l’uso dei missili Martel.
Per l’esportazione fu sviluppata la versione S Mk.50, ottenuta dal Sud Africa in 16 esemplari, e caratterizzata dall’adozione di un motore aggiuntivo a razzo a propellente liquidi a due camere Bristol-Siddeley BS.605 da 3630 kg/spinta per 30 secondi.
Alla RAF sono state proposte varie versioni specifiche anche quale alternativa al TSR.2, come la B.108 con abitacolo modificato e motori Gyron Junior potenziati, una versione da Mach 2 con ali a profilo laminare e motori con postbruciatore (oppure dotato di motori Avon), una versione polivalente con motori Spey e postcombustione e diverse combinazioni per quel che riguarda le componenti elettroniche, ed i derivati P.145 e P.150.
L’IMPIEGO
I Buccaneer S Mk.1 entrarono in servizio nel 1962 e l’anno successivo vennero imbarcati sulla HMS Ark Royal dimostrando che in certe condizioni era sottopotenziato e richiedendo lo sviluppo della versione con i più potenti motori Rolls-Royce Spey. Tra il 1964 ed il 1965 il No.801 Squadron imbarcato sulla HMS Victorius, equipaggiato con S Mk.1, fu lasciato a disposizione per operazioni in Africa Orientale senza però prendervi parte. Dalla primavera del 1965 la versione S Mk.2 iniziò a sostituire la precedente nei reparti operativi e nel 1966 furono impiegati per il controllo dei rifornimenti alla Rhodesia che si dichiarò indipendente ed anche nel 1967 furono schierati in un teatro operativo in seguito agli attriti tra Spagna e Gran Bretagna per Gibilterra, senza però prendere parte a missioni di guerra operative. Dal 1972 gli aeroplani della Fleet Air Arm iniziarono ad essere trasferiti alla RAF terminando il processo nel 1978.
Il primo impiego in azioni di guerra di un Buccaneer vi fu da parte del reparto della SAAF equipaggiato di S Mk.50 che durante la guerra durata quasi dieci anni contro i guerriglieri della SWAPO, effettuarono varie sortite anche in Angola e nel 1971 cercarono di abbattere una petroliera alla deriva lanciando 12 missili AS-30 antinave senza però riuscire ad affondarla. Una missione simile fu anche effettuata dagli S Mk.2 della FAA che il 28 marzo 1967 cercarono di affondare la Torrey Canyon incagliata e nonostante su 42 bombe da 450 kg sbanciate, 30 raggiunsero l’obiettivo, per riuscire ad affondarla si dovettero effettuare altre due missioni con Buccaneer, Hunter e Sea Vixen armati di bombe al napalm.
Nel 1983 alcuni Buccaneer furono trasferiti a Port Stanley per rinforzare la guarnigione delle Falklands (guerra a cui non prese parte) e sempre nello stesso anno, sei esemplari furono rischierati ad Akrotiri (Cipro) per appoggiare il contingente internazionale a Beiruth (Libano).
Fu durante la Guerra del Golfo del 1991 che però il Buccaneer potè dimostrare quanto valeva col richieramento di dodici S Mk.2B che effettuarono 194 missioni con lo sgancio di 48 bombe a guida laser ed illuminando i bersagli con il pod AVQ-23E Pave Spike per i Tornado che li accompagnavano.
Dalle fila della RAF il Buccaneer è stato ritirato nel 1994.

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