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Il caccia leggero italiano - Dal "Sagittario" I al "Leone"

 
Sagittario

Ariete

Sagittario 2

Sagittario 2

Negli anni cinquanta i colloqui tra la Regia Aeronautica e la Ambrosiani per la creazione di un nuovo caccia leggero di concezione nazionale approdarono alla decisione di effettuare uno sviluppo in più fasi. L'ing. Sergio Stefanutti, tra le persone meglio preparate all'epoca, aveva già lavorato a progetti di nuovi aeroplani ricorrendo all'ala a freccia per aumentare le prestazioni ed infatti per la prima fase del programma si modificò il prototipo biposto del SAI Ambrosiani S.7 (progettato da Stefanutti anni addietro) con l'uso di un'ala a freccia di 45° e l'originario motore Alfa Romeo AR115ter da 225 CV creando il "Freccia". Il primo volo fu effettuato il 18 luglio 1952 e sempre lo stesso aeroplano fu modificato ancora nell'Ambrosini S: Sagittario I, dove al posto del motore a pistoni nel muso veniva montato un turboreattore Turbomeca "Marboré" da 400 kg/spinta, con scarico sotto la fusoliera al centro dell'ala, e con la trasformazione della cabina in monoposto. Il primo volo in questa configurazione vi fu il 5 gennaio 1953.
La terza fase del programma, per la quale vi fu anche un finanziamento statunitense, prevedeva la costruzione anche di una nuova cellula e quindi il programma fu assorbito dall'Aerfer creando l'S. Sagittario II, spinto da un Rolls-Royce Derwent Mk.9-46 da 1630 kg/s con lo scarico sempre posto al centro dell'ala sotto la fusoliera. Furono ordinati tre prototipi di cui uno per prove statiche a terra, ed il primo volo vi fu il 19 maggio 1956.
Il Sagittario II è passato alla storia come il primo aereo di concezione e costruzione italiana a superare Mach 1, infatti il 3 dicembre 1956, il ten .col. Giovanni Franchini, anche se non autorizzato, superò il muro del suono in picchiata ma solo il giorno seguente ebbe l'autorizzazione "ufficiale" ad effettuare tale manovra con una picchiata da 13500 m.
Ciò che segno la fine del programma di sviluppo di questa famiglia di caccia leggeri fu la decisione, per la fase 4 del programma, di affiancare al normale motore Derwent nel muso, un Rolls-Royce Soar da 822 kg/s posizionato in coda, con presa d'aria alla base della deriva retrattile. Del nuovo aeroplano, l'Ariete, furono realizzati due prototipi dei quali uno danneggiato in un cattivo atterraggio. Esternamente era identico al Sagittario II, tranne che per lo scarico in coda del motore Soar e per la prese d'aria dorsale (quando aperta).
L'ultima fase del programma prevedeva la costruzione del "Leone" realizzato solo quale simulacro in legno. Il nuovo aereo prevedeva ancora l'uso di due motori, un Bristol Orpheus BOr.12 da 3090 kg/s affiancato da un motore a razzo DeHavilland Spectre da 4100 kg/s e anche se il progetto prevedeva prestazioni molto alte, con velocità massima di Mach 2,34 (2490 km/h) si decise di abbandonare lo sviluppo a causa dei problemi logistici che un aeroplano a motorizzazione ibrida avrebbe comportato ed anche perché negli anni cinquanta iniziarono ad essere disponibili aeroplani di prestazioni simili ma con architetture convenzionali.
Attualmente sono visibili al museo dell'Aeronautica Militare Italiana di Vigna Di Valle (Roma) i prototipi Sagittario II e Ariete.

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