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Fiat (Aeritalia) G.91

 

Fiat (Aeritalia) G.91

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Fiat (Aeritalia) G.91

Noto col soprannome di Gina, il G.91 ha avuto una vita abbastanza lunga soprattutto come addestratore, e nel lungo periodo di servizio ha militato nelle Frecce Tricolori ed e stato utilizzato anche in azioni belliche.
Nato in risposta ad una specifica della NATO per sostituire nelle file di Francia, Germania, Grecia, Turchine e Austria aerei datati come il Vampire, Meteor, Sabre, Thunderstrike ecc. gli era richiesta una capacità di volo a bassa quota a Mach 0,9 e possibilità di operare da piste semipreparate.
Nel dicembre 1953 al requisito risposero otto progetti, Avro 727, Breguet Br.1001 Taon, Dassault Etendard IV e VI, Folland Gnat, Sud Est Barouder, Aerfer Ariete ed il Fiat G.91 che fu scelto quale vincitore considerato più promettente dall'AGARD (Advisory Group for Aeronautical Research) e ne furono ordinati tre prototipi. Nel frattempo però la Gran Bretagna aveva iniziato lo sviluppo dell'Hawker Hunter e verso tale aeroplano si indirizzarono i paesi più ricchi e che puntavano più sulle prestazioni del caccia, mentre la Francia non gradendo un progetto estero preferì sviluppare autonomamente l'Etendard.
L'Italia invece aveva già ordinato 27 G.91 ed il primo prototipo volò il 9 agosto 1956 spinto da un Bristol Siddeley Orpheus B.Or.1 da 18,2 kN. I successivi tre prototipi usarono l'Orpheus B.Or.3 da 21,8 kN ed avevano i piani di coda più ampi, la cabina rialzata e un paracolpi in coda.
Esternamente molto simili all'F-86D Sabre Dog, i G.91 di serie montarono motori Orpheus 801 da 22,4 kN di spinta erano armati con 4 mitragliatrici da 12,7 mm e 200 colpi ciascuna, sostituibili con 2 cannoni da 20 mm e 180 colpi ciascuno oppure 2 cannoni da 30 mm e 120 colpi per arma. Era anche previsto, in sostituzione di tali armi, un sistema ad estrazione di contenitori da 25 razzi da 51 o 70 mm.
I primi 20 esemplari dopo le valutazioni divennero G.91PAN per le Frecce Tricolori e tale sorte ebbe anche il G.91A, versione per sperimentare ipersostentatori automatici sul bordo d'attacco alare, un'ala con apertura maggiorata di 43 cm ed un piccolo incremento di combustibile.
Gli esemplari di serie, denominati G.91R, avevano due piloni subalari ed un muso modificato contenente tre fotocamere Vinten (con vista in avanti e oblique a destra e a sinistra) in modo da essere utilizzati anche quali ricognitori.
Gli esemplari italiani ebbero la denominazione G.91R/1, con allestimento base, e G.91R/1A con sistemi di navigazione e strumenti doppler del G.91R/3. ricevette anche dei G.91R/1B con ala irrobustita e strumentazione modificata.
La produzione prevedeva 22 G.91R/1 e 25 G.91R/1A per l'Italia, 50 G.91R/3 per la Germania, 50 G.91R/4 per Grecia e Turchia e 14 G.91R per l'Austria, che li utilizzò solo a scopo valutativo. I G.91R/4 invece andarono alla Germania dopo il rifiuto greco alla loro acquisizione. Gli esemplari tedeschi erano dotati di quattro piloni subalari e di due cannoni DEFA da 30 mm mentre la versione G.91R/4 era un ibrido con l'ala del G.91R/3 e la fusoliera del G.91R/1A.
Anche l'US Army si interessò al velivolo e lo pose in competizione con il Douglas A4D ed il Northrop N-156F (divenuto poi F-5) ma il programma non ebbe un seguito a causa della decisione che l'esercito non doveva avere caccia leggeri a getto ed ala fissa a favore dell'USAF.
In Germania il G.91 è rimasto in servizio fino al 1981 e ne acquistò anche 44 esemplari della versione da addestramento biposto G.91T mentre nel 1966 furono trasferiti al Portogallo 40 G.91R/4 (che fino ad allora erano utilizzati per addestramento). Il velivolo comunque aveva suscitato un tale interesse che furono costruiti 295 G.91R/3 in licenza dalla Dornier, Heinkel e Messerschmitt.
Nella Luftwaffe si costituì anche un reparto speciale che studiasse i metodi per accorciare la corsa di decollo ed anche un sistema di rivestimento con griglie d'acciaio per le piste in erba, e fu valutato anche in zone calde e piste ad alta quota.
Il Portogallo in totale ha ricevuto 70 G.91R/3 e 26 G.91T/3 ed è stato l'unico paese ad utilizzarlo in guerra, fino al 1973, in Angola, Mozambico e Guinea Portoghese, sulle quali alcuni esemplari sono stati distrutti dalla contraerea e dai missili; è noto anche che almeno in un incontro è stato svolto un combattimento contro i MiG-17.
Una volta tornati in patria furono sottoposti ad un aggiornamento con sedili eiettabili, nuovi sistemi di navigazione, ECM passivi e missili AIM-9 e continuarono ad essere utilizzati fino al 1993.
L'Italia acquistò 100 esemplari del biposto G.91T/1 che, nonostante i G.91R fossero stati ritirati negli anni 80 con la sostituzione completa nel 1992, rimasero in linea fino al 1994-1995 sostituiti da AM ed MB.339.

G.91Y
Dall'originario G.91R si sviluppò la versione bimotore G.91Y che alla fine si mostrò come un nuovo velivolo piuttosto che una semplice versione.
Il primo volo fu effettuato il 27 dicembre 1966 ed era spinto da due General Electric J85-GE-13A da 12,12 kN di spinta a secco e 18,15 kN con postbruciatore che insieme all'angolazione delle ali e piani di coda di 37° gli permettevano di raggiungere Mach 0,95 in quota. Il principale motivo della realizzazione di tale modello era l'aumento della capacità di combustibile e partendo dalla fusoliera del G.91T si riuscì a raddoppiare la capacità interna. Strutturalmente furono irrobustiti i piloni rendendoli in grado di portare un bomba da 454 kg e vennero montati i due cannoni e le tre fotocamere del G.91R/3; inoltre il carrello anteriore fu irrobustito e rialzato in modo da lasciare maggiore spazio ai carichi subalari.
Nonostante questo modello fosse superiore al monorotore non riuscì ad avere lo stesso successo e fu costruito in soli 67 esemplari per l'Italia.

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