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Northrop/McDonnell Douglas YF-23 Black Widow

L'YF-23
L’aeroplano si presenta con forme slanciate e lo si può considerare come costituito da tre gondole principali, due per i motori e una per l’abitacolo, il combustibile, l’avionica e quant’altro, raccordate con l’ala che ha forma romboidale con brodo d’attacco e d’uscita con angolazione di 40°. I piani di coda a farfalla (inclinati di 50° verso l’esterno rispetto alla verticale) sono interamente mobili e fungono sia da piani orizzontali sia da piani verticali permettendo di risparmiare peso. La gondola anteriore contenente l’abitacolo ha una sezione a doppio trapezio (disposti a specchio) con prua e poppa arrotondate in modo da fondersi tra loro. Quelle dei motori sono disposte in modo da attraversare il piano delle ali. Infatti i motori sono alloggiati al di sopra del piano mentre le prese d’aria stanno al di sotto con condotti in salita in modo da schermare le palette delle turbine dalle onde radar. Le prese d’aria hanno sezione trapezoidale e sono distanziate dalla gondola anteriore in modo da evitare l’uso di paratie per non ingerire lo strato limite mentre l’aria che scorre sotto le semiali alla bocca delle prese viene spillata e convogliata sul dorso dell’ala. Gli scarichi dei motori sono schermati da paratie e disposti al di sopra della fusoliera in modo da raffreddare i gas in uscita, soluzione studiata sul Tacit Blue e poi utilizzata sul B-2. L’utilizzo di ugelli mobili fu scartata per accentuare le caratteristiche stealth e la coda si presenta come composta da cinque punte in modo da evitare angoli retti che comprometterebbero l’invisibilità. Tali accorgimenti sono presi anche per tutte quelle parti apribili come portelli del carrello e della stiva armi. Le dimensioni dell’YF-23 sono solo di poco superiore a quelle dell’F-15 nonostante trasporti il 70% di combustibile in più permettendo così un raggio d’azione notevolmente migliorato senza penalizzare troppo l’agilità.
I due prototipi erano dotati di una sola stiva per montare quattro missili AIM-120 Amraam ma la versione definitiva, allungando un po’ la fusoliera, avrebbe montato anche un’altra stiva per due missili AIM-9 o AIM-120 ed era prevista l’adozione anche di un cannone M61 Vulcan.
Per ridurre il peso della cellula si usarono materiali compositi per il 25% anche se la versione definitiva ne avrebbe adottato il 40%.
I motori, designati YF119 per la Pratt & Whitney e YF120 per la General Electric, erano sostanzialmente differenti tra loro. Infatti l’YF119 era un tradizionale turboreattore a doppio flusso con ventola a tre stadi, compressore graduale con albero rotante in senso contrario alla ventola e poi due turbine, di alta e bassa pressione, controrotanti. L’YF120 invece era un motore a ciclo variabile per ottimizzare le prestazioni in base alla velocità. Infatti poteva funzionare come turboreattore a doppio flusso a bassa velocità per poi passare a turboreattore a flusso singolo per i voli ad alta velocità dove ne aumentava l’efficienza. Era dotato di ventola a due stadi e turbina di alta pressione.
Nel 1988 per motivi di economie il Congresso decise che anche la Navy avrebbe adottato una versione imbarcata dell’ATF, iniziativa non nuova dato che si provò già con l’F-111B che però non andò oltre il prototipo ma fece nascere l’F-14 Tomcat (completamente diverso se non per la tecnologia delle ali a geometria variabile) e col progetto LWF,al quale la Navy si oppose decidendo di sviluppare l’YF-17 nell’F-18 al posto di immettere in servizio un F-16 “marino”.

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